Partito Democratico Rubiera

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Prendiamo spunto dalla discussione generatasi sul tema della scuola per “localizzare” il problema e presentare, numeri alla mano, la realtà del nostro comune. Troppo spesso sentiamo parlare
A causa del taglio di 8 miliardi in tre anni e, dal 2010, del taglio del 25% dei contratti di forniture di servizi in essere, tagli voluti dal Governo Berlusconi e dal Ministro Gelmini, il Comune di Rubiera è intervenuto su questi fronti:

  • appoggi (€ 129.700,00 destinati all’integrazione del personale in appoggio ai ragazzi disabili tra scuola d’infanzia statale, scuola elementare, scuola media,scuola superiore)
  • qualificazione scolastica (€ 26.000,00);
  • prescuola e del post scuola che con il passaggio del personale allo Stato comporta un costo aggiuntivo di € 28.000,00;
  • pulizia (€ 11.500,00)
  • cedole librarie (€ 26.000,00)

0/2 ANNI:

  • Consolidamento della percentuale di copertura per i servizi 0-2 anni molto alta rispetto al territorio regionale e nazionale (intorno il 45% rispetto alla popolazione in età)

3/6 ANNI:

  • consolidamento della nuova sezione di scuola d’infanzia part-time (qualora lo Stato non accetti la richiesta di sezione statale) e di un laboratorio per un totale di 45 posti;
  • consolidamento dell’aumento dei posti al tempo estivo sia per i bambini frequentanti la scuola d’infanzia comunale che quella statale;

FASCIA DELL’OBBLIGO SCOLASTICO

  • oltre al tempo pieno per 3 classi della scuola Marco Polo, mantenimento del doposcuola e dell’extra-scuola (€ 125.000,00 a carico del Bilancio Comunale)

Questa è la suddivisione della spesa del Comune di Rubiera:

[Dati dal Bilancio di Previsione 2010]

In sostanza, su una spesa totale di 10 milioni di euro, ben 1,8 milioni di euro sono dedicati al settore educativo. Nell’ultimo triennio la spesa dell’amministrazione locale per il settore educativo è aumentata, questo anche per sopperire ai costanti tagli perpetuati dal governo centrale. Per quanto tempo potremo reggere questa situazione?

Il Governo sta sottraendo in un triennio 8 miliardi di euro e 132.000 lavoratori alla scuola. E’ il più grande licenziamento di massa e il più duro attacco alla scuola pubblica nella storia del nostro Paese.
In Emilia Romagna, dopo aver tagliato lo scorso anno 1637 cattedre, viene ulteriormente ridotto il personale e ci saranno in organico:

  • 264 insegnanti in meno nella scuola elementare
  • 196 insegnanti in meno nella scuola media
  • 770 insegnanti in meno nella scuola superiore
  • 650 collaboratori e amministrativi in meno

Tutto ciò nonostante, anche quest’anno, ci siano circa 8000 studenti in più. Il Ministero ha debiti nei confronti delle scuole dell’Emilia Romagna per 80 milioni di euro.

Lo scorso anno, mentre il governo taglia fondi alla scuola, la Regione Emilia Romagna ha investito 7 milioni di euro per sostenere e arricchire la qualità dell’offerta formativa.

Dove reperire i fondi per la scuola? Questa la nostra proposta:

  • innalzamento della tassazione delle rendite finanziare al 20%
  • aumentare del 5% la tassazione sui capitali scudati
  • taglio delle spese militari e in modo particolare di quelle destinate ai sistemi di armamento (12 miliardi di euro spesi dal governo per l’acquisto di 131 cacciabombardieri)
  • 175 milioni di euro è l’evasione fiscale di Mondadori, sanata dalla legge “ad aziendam”

Se davvero si avesse a cuore la scuola, il primo passo per una riforma sarebbe quello di mettere al centro il merito: premiare gli insegnanti e i professori meritevoli. Invece del merito non c’è traccia: il criterio dei tagli indiscriminati non può che peggiorare una già difficile situazione.

All’ultimo consiglio comunale è stata presentata una interrogazione dal gruppo consigliare PDL circa la situazione di via Venezia.
Per chi non ne fosse a conoscenza, via Venezia è una strada non asfaltata nella zona industriale sul lato sinistro della via emilia, all’ingresso di Rubiera provenendo da Reggio Emilia.

Questa è l’interrogazione presentata:

Interrogazione PDL

Interrogazione PDL

Avremmo voluto parlare dell’argomento proprio con chi l’ha proposto, ma essendoci stata negata la parola, interveniamo qui per chiarire l’atteggiamento dell’amministrazione comunale circa via Venezia. Evidentemente in questo caso non v’era volontà di migliorare le cose per Rubiera e i suoi cittadini, ma semplice e sterile polemica di opposizione. Capibile, ma un minimo di onestà intelletuale non guasta mai..

Il progetto di urbanizzazione di via Venezia esiste ed è stato valutato per una cifra che va oltre i 100 mila euro (ben diversi dai 18-20 mila ipotizzati dal PDL). Questo perchè urbanizzare non significa solamente stendere asfalto, ma fare fogne bianche, fogne nere, sistema di illuminazione pubblico, ecc..
Quella è una strada costruita in anni in cui non si urbanizzava e come altre strade di Rubiera necessita di essere urbanizzata secondo gli attuali criteri costruttivi. Gli oneri di urbanizzazione sono a carico dei frontisti della strada per il 70% e del comune per il restante 30%. Quasi tutti i residenti/frontisti sarebbero d’accordo a fare la loro parte per urbanizzare la strada, tranne uno. L’amministrazione comunale si è già confrontata a più riprese con questi frontisti; poichè però uno di loro non è d’accordo e visto che gli altri non sono disposti a sopperire per la sua parte, questa urbanizzazione non si è ancora realizzata.
Il Comune in ogni caso è tenuto a fare manutenzione su quella strada, ma di certo non può farsi carico delle spese che dovrebbe sostenere un privato cittadino. In primo luogo perchè si costituirebbe un precedente, in secondo luogo perchè non ha senso favorire un singolo quando gli altri si sono fatti carico delle spese (anche in passato, in altri interventi simili).

Una nevicata con pochi precedenti, un gelo eccezionale. Anche Rubiera ha vissuto i giorni dell’emergenza maltempo, come tutto il nord Italia. Ma anche la neve (come la pioggia della famosa invettiva contro il “governo ladro”) diventa spesso argomento di polemica politica. Lo ha fatto il coordinatore del Pdl di Rubiera con articoli alla stampa per denunciare presunte inefficienze del Comune, mentre nella Milano del sindaco Pdl Letizia Moratti si rendeva necessario l’intervento dell’esercito per consentire ai cittadini di uscire di casa. A Benevelli ha risposto il sindaco Lorena Baccarani. Mentre il disgelo e una più serena disposizione d’animo per le feste natalizie stemperano le polemiche, vi forniamo comunque gli elementi per giudicare.

Continua..

SABATO 12 E DOMENICA 13, SABATO 19 E DOMENICA 20 DICEMBRE la sede del Pd, in piazza Gramsci, resterà aperta dalle 9.30 alle 12.30 per ricevere cittadini interessati all’approfondimento dei temi della crisi economica, del bilancio del Comune, della situazione politica.Vieni a trovarci.

In questi giorni stiamo distribuendo un volantino a tutti i cittadini rubieresi (lo trovi sotto se vuoi stamparlo e diffondere via mail). Ecco di cosa parla.. Continua..

“Il crocifisso non genera nessuna discriminazione. Tace. E’ l’immagine della rivoluzione cristiana, che ha sparso per il mondo l’idea dell’uguaglianza fra gli uomini fino allora assente.
Il Sindaco di Rubiera, Lorena Baccarani, ha affidato alle parole di Natalia Ginzburg la replica ad una mozione della Lega Nord che chiedeva di prendere le distanze dalla sentenza della Corte Europea dei Diritti dell’uomo sul crocifisso.
“Il crocifisso non genera nessuna discriminazione. E’ muto e silenzioso. C’è stato sempre. Per i cattolici, è un simbolo religioso. Per altri, può essere niente, una parte dei muro. E infine per qualcuno, per una minoranza minima, o magari per un solo bambino, può essere qualcosa dì particolare, che suscita pensieri contrastanti. I diritti delle minoranze vanno rispettati.
Il crocifisso è il segno del dolore umano. La corona di spine, i chiodi, evocano le sue sofferenze. La croce che pensiamo alta in cima al monte, è il segno della solitudine nella morte. Non conosco altri segni che diano con tanta forza il senso del nostro umano destino.
Il crocifisso fa parte della storia del mondo.
Per i cattolici, Gesù Cristo è il figlio di Dio. Per i non cattolici, può  essere semplicemente l’immagine di uno che è stato venduto, tradito, martoriato ed è morto sulla croce per amore di Dio e dei prossimo. Chi è ateo, cancella l’idea di Dio ma conserva l’idea dei prossimo. Si dirà che molti sono stati venduti, traditi e martoriati per la propria fede, per il prossimo, per le generazioni future, e di loro sui muri delle scuole non c’è immagine. E’ vero, ma il crocifisso li rappresenta tutti. Come mai li rappresenta tutti? Perché prima di Cristo nessuno aveva mai detto che gli uomini sono uguali e fratelli tutti, ricchi e poveri, credenti e non credenti, ebrei e non ebrei e neri e bianchi, e nessuno prima di lui aveva detto che nel centro della nostra esistenza dobbiamo situare la solidarietà fra gli uomini”.
“Nella nostra Sala Consiliare c’è il crocifisso” ha proseguito il Sindaco “c’è da sempre. Il palazzo è stato restaurato, la sala ridipinta: ma è rimasto e rimarrà al suo posto. Le azioni politiche della Lega Nord non sono ispirate ai valori che loro stessi attribuiscono al crocifisso. Ugualianza, tolleranza, carità, scrivono nella mozione i rappresentanti della Lega. Dove si vedono questi valori nella loro azione di governo? Parliamo dell’operazione White Christmas. O dell’immigrazione clandestina considerata al pari del reato di terrorismo. La volontà di negare un nome e un cognome ai figli dei clandestini. La volontà di far denunciare ai medici i clandestini che curano. E’ uguaglianza il processo breve, che rischia di bloccare anche il processo Eternit che coinvolge centinaia di Rubieresi, in cui anche noi ci siamo costituiti parte civile? E’ uguaglianza tagliare i fondi per il sostegno ai bambini portatori di handicap? Uguaglianza, carità e tolleranza è una lezione che voi della Lega non ci potete dare. La vostra mozione è solo strumentale”.
Il gruppo del PD si è dunque astenuto sulla mozione.

Il PD si astiene, ma condanna la strumentalizzazione di un simbolo che parla a tutti.

“Il crocifisso non genera nessuna discriminazione. Tace. E’ l’immagine della rivoluzione cristiana, che ha sparso per il mondo l’idea dell’uguaglianza fra gli uomini fino allora assente.

Il Sindaco di Rubiera, Lorena Baccarani, ha affidato alle parole di Natalia Ginzburg la replica ad una mozione della Lega Nord che chiedeva di prendere le distanze dalla sentenza della Corte Europea dei Diritti dell’uomo sul crocifisso. Continua..

Riprendo ed estendo il titolo di una interessante analisi di Giuseppe D’avanzo, che vi invito a leggere.

Si fa un gran parlare di sicurezza, mentre il governo di centrodestra approva l’ennesima legge ad personam, per proteggere una sola persona si vanno a togliere diritti fondamentali quale quello di una giustizia equa.

Riporto qui solo alcuni passi significativi:

Paese meraviglioso l’Italia. Quando non si acceca da solo, chiude gli occhi. Il frastuono politico assorda e il rumore mediatico lascia nascosta qualche verità e – in un canto – fatti che, al contrario, meritano molta luce e l’attenzione dell’opinione pubblica. La disciplina del “processo breve” ce l’abbiamo sotto gli occhi e vale la pena di farci i conti, senza lasciarci distrarre da ingenui e imbonitori. Qualche punto fermo. Il disegno di legge pro divo Berluscone non rende i processi rapidi (è una cristallina scemenza). Quel provvedimento fabbrica una prescrizione svelta e improvvisa come un fulmine che uccide. Solitamente, a fronte dei reati più gravi, uno Stato responsabile – e leale con i suoi cittadini – si concede un tempo adeguato per accertare il reato e punire i responsabili (la prescrizione non è altro). Più grave è il reato, più problematico e laborioso il suo accertamento, maggiore è il tempo che lo Stato si riconosce prima di considerare estinto il delitto. Le regole della prescrizione svelta e assassina (dei processi) capovolgono questo criterio di efficienza e buon senso.

Più grave è il reato, minore è il tempo per giudicarlo. I magistrati avranno tutto il tempo per processare uno scippatore e tempi contingentati per venire a capo, per dire, di abuso d’ufficio, frodi comunitarie, frodi fiscali, bancarotta preferenziale, truffa semplice o aggravata: quel mascalzone di Bernard Madoff, che ha trafugato 50 miliardi di dollari ai suoi investitori, ne gioirebbe maledicendo di non essere nato italiano.
[..]
Ognuno di noi paga ancora oggi e pagherà domani, con l’ipoteca sul futuro di figli e nipoti, il prezzo della corruzione del passato, quasi sette punti di prodotto interno lordo ogni anno, 25mila euro di debito per ciascun cittadino della Repubblica, neonati inclusi. Settanta miliardi di euro di interessi passivi, sottratti ogni anno alle infrastrutture, al welfare, alla formazione, alla ricerca. È una condizione che corifei e turiferari, vespi e minzolini, occultano all’opinione pubblica. È necessario qualche ricordo allora per chi crede al “colpo di Stato giudiziario”, alla finalità tutta politica dell’azione delle procure, favola ancora in voga in queste ore nel talk-show influenzati dal Cavaliere.
[..]
Il disastroso quadro nazionale è noto agli organismi internazionali. È di questi giorni il rapporto del Consiglio d’Europa sulla corruzione in Italia. Il Consiglio rileva che in Italia i casi di malversazione sono in aumento; che le condanne sono diminuite; i processi non si concludono per le tattiche dilatorie che ritardano i dibattimenti e favoriscono la prescrizione; la normativa è disorganica; la pubblica amministrazione ha una discrezionalità che confina con l’arbitrarietà. Il gruppo di Stati contro la corruzione del Consiglio d’Europa (Greco) ha inviato all’Italia 22 raccomandazioni di stampo amministrativo (introduzione di standard etici, per dire), procedurali (per evitare l’interruzione dei processi) normative (nuove figure di reato).
[..]
Dove sono in questo piano inclinato “gli uomini del fare” che credono nella loro impresa, nel merito, nel mercato, nella concorrenza? E perché tacciono?
[Repubblica, 18 Novembre]

Quello che fa ancora più impressione, in questo quadro, è il fatto che parallelamente ci si accanisce contro gli immigrati. Colpevoli, questi si, di un reato brutale e infame: l’immigrazione appunto.

Riporto, anche in questo caso, la notizia:

A poco più di un mese dalla festa più amata da grandi e piccini, c’è chi scopre un nuovo senso del Natale, meno convenzionale e più “stakanovista”. Si tratta del comune di Coccaglio, piccolo centro nel Bresciano amministrato dalla Lega Nord, che riscoprendo l’importanza degli straordinari di fine anno inaugurerà l’operazione “White Christmas”. Se state immaginando simpatici volontari che fanno foto ai bambini sulla slitta di Babbo Natale…siete molto molto lontani dalla realtà, a meno che la caccia al clandestino non sia proprio a mezzo slitta.

Ebbene si, avete capito bene, quel “white” non si riferisce alla neve e alle strade imbiancate, ma, per dirla con il premier, all’”abbronzatura” dei veri protagonisti della festa. “Fino al 25 dicembre – annuncia pimpante il sindaco Franco Claretti – i vigili urbani andranno casa per casa a suonare il campanello di circa 400 extracomunitari, quelli che hanno il permesso di soggiorno scaduto da sei mesi e che devono aver avviato le pratiche per il rinnovo, se non dimostrano di averlo fatto la loro residenza viene revocata d’ufficio”. Questa sì che è innovazione! In fondo la solita storiella secondo cui “a Natale siamo tutti più buoni” ha fatto il suo tempo, a crederci sono rimasti solo i bambini, ma il Carroccio illuminerà presto anche loro.

Questo il comunicato col quale i sindacati di polizia annunciano uno sciopero contro i tagli imposti dal governo Berlusconi, il governo dei fatti e della sicurezza.

Sindacati della Polizia di StatoPolizia PenitenziariaCorpo Forestale sono scesi nuovamente in piazza per chiedere al Governo “risposte concrete” di fronte ai tagli al Comparto Sicurezza. Previsti tre sit in davanti al Viminale, al Ministero della Giustizia e al ministero delle Politiche agricole. Subito dopo i manifestanti si trasferiranno in piazza Montecitorio per proseguire nella protesta. Lo stato di agitazione culminerà con una manifestazione nazionale a Roma il 28 ottobre. (Fonte)

Si è parlato tanto, nei giorni scorsi, del tema sicurezza a Rubiera. C’è un problema di fondo nel ragionamento di alcuni esponenti politici locali: la sicurezza deve essere garantita dai carabinieri, non dai vigili urbani o dai lampioni. Il governo, nonostante tante promesse sulla sicurezza, ha tagliato i fondi a polizia e carabinieri. Il Comune di Rubiera sta costruendo a proprie spese (coi soldi dei cittadini rubieresi, per oltre un milione di euro) la nuova caserma dei Carabinieri, dietro all’Emiro. Chi avrebbe dovuto pagarla? Per l’ennesima volta, il comune provvede a spese che competerebbero allo Stato. Quindi non possiamo affermare che a Rubiera non siano stati fatti investimenti sulla sicurezza: sono stati fatti eccome, per 1.140.000 euro!

Si chiede ai vigili urbani di svolgere funzioni per le quali non sono stati addestrati. Così come una ronda non risolve i problemi di sicurezza, nemmeno un vigile urbano può farlo. Non vogliamo lo sceriffo così come non siamo d’accordo alle ronde, abbiamo un concetto di sicurezzo basato sull’aggregazione sociale, dove le persone si sentono sicure perchè frequentano i luoghi pubblici. 

Nonostante le sparate dell’opposizione, è bene sapere che lo stesso Maresciallo di Rubiera ha confermato che i dati riguardanti la criminalità sul nostro territorio sono in calo rispetto agli scorsi anni: siamo quindi in una situazione piuttosto positiva, rispetto a quanto è stato dipinto dai giornali. Gli stessi consiglieri Benati (PDL) e Ruozzi (Lega Nord), in Consiglio Comunale, hanno espresso soddisfazione per quanto riguarda la sicurezza rubierese. Ciò che accaduto a Rubiera sono fatti eccezionali, che hanno generato parecchio clamore ma che non rappresentano in alcun modo un trend negativo.

Può davvero un Governo affermare di avere a cuore la sicurezza dei cittadini e poi tagliare i fondi alle forze dell’ordine? Come mai di tutto ciò i TG non parlano? Esattamente come è stato fatto con la scuola, si tagliano i fondi e si demanda ai Comuni la spesa, ma i Comuni avrebbero anche altro a cui pensare: servizi, strade, asili..

La scuola è appena cominciata, eppure già si vedono gli effetti devastanti delle scelte del Governo sulla scuola: tagli indiscriminati e licenziamenti di massa dei precari, più alunni e meno insegnanti, meno scuole e più alunni per classe, scuole senza soldi per il loro funzionamento quotidiano.

Sono 8 i miliardi di euro tagliati in tre anni alla scuola pubblica dal governo con 132.00 posti di lavoro in meno.

In questo anno scolastico sono oltre 7 milioni e 825.000 gli studenti (di cui 700.000 stranieri), circa 70.000 in più dello scorso anno, con classi che possono arrivare fino a 30/33 alunni, in una situazione di drastici tagli al personale: oltre 58.000 in meno di cui oltre 42.000 insegnanti e oltre 16.000 addetti del personale ATA (tecnici, bidelli e amministrativi).

Il Ministro Gelmini per tacitare la protesta e la disperazione di centinaia di migliaia di precari, ormai diffusa in tutto il paese, ha cercato, ancora una volta, di occultare la verità con messaggi propagandistici come con l’ultimo ennesimo decreto, chiamato cinicamente, salva-precari ma che, in realtà, non salva proprio nessuno.

Il piano Tremonti-Gelmini, infatti, è al primo anno di applicazione e sono già 26.000 i precari licenziati: 18.000 insegnanti e 8.000 addetti al personale ATA.

Si tratta di un decreto assolutamente inadeguato ad affrontare un problema così importante che coinvolge la vita di centinaia di migliaia di persone e la qualità stessa della scuola pubblica del nostro paese. Il governo Berlusconi non ha attuato il piano del Governo Prodi, definito con la Finanziaria 2007, con il quale si avviava a soluzione l’annoso problema del precariato: un piano di assunzione in tre anni di 150.000 docenti e 30.000 addetti ATA. Il precedente governo di centrosinistra ha mantenuto l’impegno e ha proceduto, dunque, a dare corso alla prima parte del piano di stabilizzazione con l’assunzione di 50.000 insegnanti e 10.000 addetti ATA mentre l’attuale governo, immettendo in ruolo solo 16.000 unità (8.000 docenti e 8.000 addetti ATA), ha disatteso così le legittime aspettative di ben 104.000 lavoratori della scuola che dovevano essere assunti.

Con il “decreto-precari che non salva nessuno” si promuove, dunque, un’ulteriore discriminazione tra i precari affidando ai precari “licenziati” supplenze brevi, destinate ad altri precari, da parte delle singole scuole. Inoltre, con i cosiddetti “contratti di disponibilità”, da un lato si sostituiscono i limitati ammortizzatori sociali già esistenti e, dall’altro, non si prevede di destinare a questo scopo risorse finanziare aggiuntive a carico dello Stato e si scarica, invece, sulle regioni il finanziamento di incarichi incerti e non chiaramente definiti. Insomma, ci troviamo di fronte al rischio di un ennesimo spot privo di alcuna sostanza concreta.

Le scuole sono oberate dai debiti e la gran parte non hanno neanche i soldi per garantire le condizioni minime per il loro funzionamento quotidiano, per le supplenze, le attività didattiche. In tali condizioni quest’anno accadrà ancora più spesso quello che è avvenuto lo scorso anno: i bambini saranno sparpagliati in altre classi per la mancanza di personale insegnante, mancheranno i soldi per le fotocopie, la carta igienica e i sussidi didattici. Lo scorso anno le scuole superiori hanno avuto solo pochi spiccioli per i corsi di recupero obbligatori che hanno potuto funzionare solo con orari ridotti ed accorpati per più ambiti disciplinari. Le previsioni per quest’anno, se possibile, sono ancora peggiori.

Il maestro unico è stato bocciato dalle famiglie italiane. Il Ministro Gelmini cerca diimbrogliare l’opinione pubblica manipolando i dati: ha affermato che il “69,6% delle famiglie ha preferito il maestro unico”. In realtà solo il 2% ha scelto il maestro unico con l’orario a 24 ore settimanali, il 9% l’orario a 27 ore, il 58.6% l’orario a 30 ore e il resto le 40 ore.

Il presunto aumento del tempo pieno. Il ministro ha annunciato delle cifre che non collimano con i dati in possesso di alcune Regioni. Per esempio in Emilia Romagna non sono state istituite, per mancanza di personale, ben 128 sezioni a tempo pieno richieste dalle famiglie. In realtà con l’abolizione delle compresenze degli insegnanti, quest’anno sono stati tagliati circa 9.200 posti di insegnanti determinando una situazione di grave difficoltà per le scuole e, soprattutto, per centinaia di migliaia di bambini che hanno l’orario di 30 e 40 ore. Moltissimi di loro non avranno più gli stessi insegnanti dello scorso anno ma un cosiddetto insegnante unico di riferimento, invenzione della Gelmini (non prevista dalla legge), con 22 ore settimanali e fino ad altri 6/8 insegnanti che faranno altri spezzoni di orario. Altro che maestro unico; ci sarà una moltiplicazione di insegnanti che si incontreranno, se va bene, sulla porta, e non potranno concordare un programma didattico, attivare laboratori, sostenere con programmi mirati i più deboli, garantire le attività previste con le uscite didattiche fuori della scuola per le quali è necessario almeno un insegnante ogni 14 bambini. Insomma, non è vero che è stato potenziato il tempo pieno ma è stato riportato in vita il doposcuola. Non solo, è stato tagliato anche il tempo prolungato nella scuola media.

Per giustificare l’intervento sulla scuola elementare era stato promesso l’incremento del 50% del tempo pieno (da 34.000 a 51.000 classi). L’incremento concesso è di appena 2.191 classi.

Per incrementare del 2% (dal 25% al 27% ) le classi a tempo pieno, sono stati azzerarti tutti i moduli, ma il Ministro presenta questo disastro come un risultato strabiliante. La propaganda può anche trovare credito perché, di solito, i cittadini coinvolti sui singoli problemi sono una minoranza, ma il Ministro ha esagerato con le bugie e gli effetti si sono cumulati. E non può pensare di nascondere i fatti con le minacce agli insegnanti a cui sarebbe proibito di pensare e di dissentire.

Inglese nella scuola elementare. Sono stati aboliti tutti i 12.000 posti di insegnanti specializzati, 4000 solo quest’anno. Gli insegnanti unici di riferimento dovranno insegnare anche l’inglese e dopo solo 150 ore di formazione. Altro che inglese potenziato!

Lunghe liste d’attesa nella scuola dell’infanzia e le classi primavera senza finanziamenti. In tutto il paese sono aumentate le liste di attesa, non sono state attivate numerose classi della scuola dell’infanzia e le classi primavera istituite dal Governo Prodi non solo non sono aumentate ma sono a rischio di chiusura perché il governo ha ridotto i finanziamenti e ancora non c’è alcuna certezza per la loro erogazione.

Anche nelle scuole superiori è stato drasticamente ridotto il personale, in particolare sono state tagliate 12.000 unità, nonostante i regolamenti debbano ancora essere approvati.

corsi riservati agli adulti saranno drasticamente ridotti per il taglio di 1500 insegnanti.

Per quanto riguarda l’edilizia scolastica non sono stati ripristinati i 25 milioni stanziati dal Governo Prodi per finanziare un piano pluriennale, cofinanziato con le Regioni e gli Enti locali, per la messa a norma e la modernizzazione delle strutture scolastiche. I tanto sbandierati fondi FAS previsti con le delibere CIPE non sono stati ancora assegnati.

Continua..

tortellata

dippiù?