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Prendiamo spunto dalla discussione generatasi sul tema della scuola per “localizzare” il problema e presentare, numeri alla mano, la realtà del nostro comune. Troppo spesso sentiamo parlare
A causa del taglio di 8 miliardi in tre anni e, dal 2010, del taglio del 25% dei contratti di forniture di servizi in essere, tagli voluti dal Governo Berlusconi e dal Ministro Gelmini, il Comune di Rubiera è intervenuto su questi fronti:
- appoggi (€ 129.700,00 destinati all’integrazione del personale in appoggio ai ragazzi disabili tra scuola d’infanzia statale, scuola elementare, scuola media,scuola superiore)
- qualificazione scolastica (€ 26.000,00);
- prescuola e del post scuola che con il passaggio del personale allo Stato comporta un costo aggiuntivo di € 28.000,00;
- pulizia (€ 11.500,00)
- cedole librarie (€ 26.000,00)
0/2 ANNI:
- Consolidamento della percentuale di copertura per i servizi 0-2 anni molto alta rispetto al territorio regionale e nazionale (intorno il 45% rispetto alla popolazione in età)
3/6 ANNI:
- consolidamento della nuova sezione di scuola d’infanzia part-time (qualora lo Stato non accetti la richiesta di sezione statale) e di un laboratorio per un totale di 45 posti;
- consolidamento dell’aumento dei posti al tempo estivo sia per i bambini frequentanti la scuola d’infanzia comunale che quella statale;
FASCIA DELL’OBBLIGO SCOLASTICO
- oltre al tempo pieno per 3 classi della scuola Marco Polo, mantenimento del doposcuola e dell’extra-scuola (€ 125.000,00 a carico del Bilancio Comunale)
Questa è la suddivisione della spesa del Comune di Rubiera:
[Dati dal Bilancio di Previsione 2010]
In sostanza, su una spesa totale di 10 milioni di euro, ben 1,8 milioni di euro sono dedicati al settore educativo. Nell’ultimo triennio la spesa dell’amministrazione locale per il settore educativo è aumentata, questo anche per sopperire ai costanti tagli perpetuati dal governo centrale. Per quanto tempo potremo reggere questa situazione?
Il Governo sta sottraendo in un triennio 8 miliardi di euro e 132.000 lavoratori alla scuola. E’ il più grande licenziamento di massa e il più duro attacco alla scuola pubblica nella storia del nostro Paese.
In Emilia Romagna, dopo aver tagliato lo scorso anno 1637 cattedre, viene ulteriormente ridotto il personale e ci saranno in organico:
- 264 insegnanti in meno nella scuola elementare
- 196 insegnanti in meno nella scuola media
- 770 insegnanti in meno nella scuola superiore
- 650 collaboratori e amministrativi in meno
Tutto ciò nonostante, anche quest’anno, ci siano circa 8000 studenti in più. Il Ministero ha debiti nei confronti delle scuole dell’Emilia Romagna per 80 milioni di euro.
Lo scorso anno, mentre il governo taglia fondi alla scuola, la Regione Emilia Romagna ha investito 7 milioni di euro per sostenere e arricchire la qualità dell’offerta formativa.
Dove reperire i fondi per la scuola? Questa la nostra proposta:
- innalzamento della tassazione delle rendite finanziare al 20%
- aumentare del 5% la tassazione sui capitali scudati
- taglio delle spese militari e in modo particolare di quelle destinate ai sistemi di armamento (12 miliardi di euro spesi dal governo per l’acquisto di 131 cacciabombardieri)
- 175 milioni di euro è l’evasione fiscale di Mondadori, sanata dalla legge “ad aziendam”
Se davvero si avesse a cuore la scuola, il primo passo per una riforma sarebbe quello di mettere al centro il merito: premiare gli insegnanti e i professori meritevoli. Invece del merito non c’è traccia: il criterio dei tagli indiscriminati non può che peggiorare una già difficile situazione.
Qualche dato sulla Scuola
La scuola è appena cominciata, eppure già si vedono gli effetti devastanti delle scelte del Governo sulla scuola: tagli indiscriminati e licenziamenti di massa dei precari, più alunni e meno insegnanti, meno scuole e più alunni per classe, scuole senza soldi per il loro funzionamento quotidiano.
Sono 8 i miliardi di euro tagliati in tre anni alla scuola pubblica dal governo con 132.00 posti di lavoro in meno.
In questo anno scolastico sono oltre 7 milioni e 825.000 gli studenti (di cui 700.000 stranieri), circa 70.000 in più dello scorso anno, con classi che possono arrivare fino a 30/33 alunni, in una situazione di drastici tagli al personale: oltre 58.000 in meno di cui oltre 42.000 insegnanti e oltre 16.000 addetti del personale ATA (tecnici, bidelli e amministrativi).
Il Ministro Gelmini per tacitare la protesta e la disperazione di centinaia di migliaia di precari, ormai diffusa in tutto il paese, ha cercato, ancora una volta, di occultare la verità con messaggi propagandistici come con l’ultimo ennesimo decreto, chiamato cinicamente, salva-precari ma che, in realtà, non salva proprio nessuno.
Il piano Tremonti-Gelmini, infatti, è al primo anno di applicazione e sono già 26.000 i precari licenziati: 18.000 insegnanti e 8.000 addetti al personale ATA.
Si tratta di un decreto assolutamente inadeguato ad affrontare un problema così importante che coinvolge la vita di centinaia di migliaia di persone e la qualità stessa della scuola pubblica del nostro paese. Il governo Berlusconi non ha attuato il piano del Governo Prodi, definito con la Finanziaria 2007, con il quale si avviava a soluzione l’annoso problema del precariato: un piano di assunzione in tre anni di 150.000 docenti e 30.000 addetti ATA. Il precedente governo di centrosinistra ha mantenuto l’impegno e ha proceduto, dunque, a dare corso alla prima parte del piano di stabilizzazione con l’assunzione di 50.000 insegnanti e 10.000 addetti ATA mentre l’attuale governo, immettendo in ruolo solo 16.000 unità (8.000 docenti e 8.000 addetti ATA), ha disatteso così le legittime aspettative di ben 104.000 lavoratori della scuola che dovevano essere assunti.
Con il “decreto-precari che non salva nessuno” si promuove, dunque, un’ulteriore discriminazione tra i precari affidando ai precari “licenziati” supplenze brevi, destinate ad altri precari, da parte delle singole scuole. Inoltre, con i cosiddetti “contratti di disponibilità”, da un lato si sostituiscono i limitati ammortizzatori sociali già esistenti e, dall’altro, non si prevede di destinare a questo scopo risorse finanziare aggiuntive a carico dello Stato e si scarica, invece, sulle regioni il finanziamento di incarichi incerti e non chiaramente definiti. Insomma, ci troviamo di fronte al rischio di un ennesimo spot privo di alcuna sostanza concreta.
Le scuole sono oberate dai debiti e la gran parte non hanno neanche i soldi per garantire le condizioni minime per il loro funzionamento quotidiano, per le supplenze, le attività didattiche. In tali condizioni quest’anno accadrà ancora più spesso quello che è avvenuto lo scorso anno: i bambini saranno sparpagliati in altre classi per la mancanza di personale insegnante, mancheranno i soldi per le fotocopie, la carta igienica e i sussidi didattici. Lo scorso anno le scuole superiori hanno avuto solo pochi spiccioli per i corsi di recupero obbligatori che hanno potuto funzionare solo con orari ridotti ed accorpati per più ambiti disciplinari. Le previsioni per quest’anno, se possibile, sono ancora peggiori.
Il maestro unico è stato bocciato dalle famiglie italiane. Il Ministro Gelmini cerca diimbrogliare l’opinione pubblica manipolando i dati: ha affermato che il “69,6% delle famiglie ha preferito il maestro unico”. In realtà solo il 2% ha scelto il maestro unico con l’orario a 24 ore settimanali, il 9% l’orario a 27 ore, il 58.6% l’orario a 30 ore e il resto le 40 ore.
Il presunto aumento del tempo pieno. Il ministro ha annunciato delle cifre che non collimano con i dati in possesso di alcune Regioni. Per esempio in Emilia Romagna non sono state istituite, per mancanza di personale, ben 128 sezioni a tempo pieno richieste dalle famiglie. In realtà con l’abolizione delle compresenze degli insegnanti, quest’anno sono stati tagliati circa 9.200 posti di insegnanti determinando una situazione di grave difficoltà per le scuole e, soprattutto, per centinaia di migliaia di bambini che hanno l’orario di 30 e 40 ore. Moltissimi di loro non avranno più gli stessi insegnanti dello scorso anno ma un cosiddetto insegnante unico di riferimento, invenzione della Gelmini (non prevista dalla legge), con 22 ore settimanali e fino ad altri 6/8 insegnanti che faranno altri spezzoni di orario. Altro che maestro unico; ci sarà una moltiplicazione di insegnanti che si incontreranno, se va bene, sulla porta, e non potranno concordare un programma didattico, attivare laboratori, sostenere con programmi mirati i più deboli, garantire le attività previste con le uscite didattiche fuori della scuola per le quali è necessario almeno un insegnante ogni 14 bambini. Insomma, non è vero che è stato potenziato il tempo pieno ma è stato riportato in vita il doposcuola. Non solo, è stato tagliato anche il tempo prolungato nella scuola media.
Per giustificare l’intervento sulla scuola elementare era stato promesso l’incremento del 50% del tempo pieno (da 34.000 a 51.000 classi). L’incremento concesso è di appena 2.191 classi.
Per incrementare del 2% (dal 25% al 27% ) le classi a tempo pieno, sono stati azzerarti tutti i moduli, ma il Ministro presenta questo disastro come un risultato strabiliante. La propaganda può anche trovare credito perché, di solito, i cittadini coinvolti sui singoli problemi sono una minoranza, ma il Ministro ha esagerato con le bugie e gli effetti si sono cumulati. E non può pensare di nascondere i fatti con le minacce agli insegnanti a cui sarebbe proibito di pensare e di dissentire.
Inglese nella scuola elementare. Sono stati aboliti tutti i 12.000 posti di insegnanti specializzati, 4000 solo quest’anno. Gli insegnanti unici di riferimento dovranno insegnare anche l’inglese e dopo solo 150 ore di formazione. Altro che inglese potenziato!
Lunghe liste d’attesa nella scuola dell’infanzia e le classi primavera senza finanziamenti. In tutto il paese sono aumentate le liste di attesa, non sono state attivate numerose classi della scuola dell’infanzia e le classi primavera istituite dal Governo Prodi non solo non sono aumentate ma sono a rischio di chiusura perché il governo ha ridotto i finanziamenti e ancora non c’è alcuna certezza per la loro erogazione.
Anche nelle scuole superiori è stato drasticamente ridotto il personale, in particolare sono state tagliate 12.000 unità, nonostante i regolamenti debbano ancora essere approvati.
I corsi riservati agli adulti saranno drasticamente ridotti per il taglio di 1500 insegnanti.
Per quanto riguarda l’edilizia scolastica non sono stati ripristinati i 25 milioni stanziati dal Governo Prodi per finanziare un piano pluriennale, cofinanziato con le Regioni e gli Enti locali, per la messa a norma e la modernizzazione delle strutture scolastiche. I tanto sbandierati fondi FAS previsti con le delibere CIPE non sono stati ancora assegnati.
Venerdì 5 Dicembre, alle 21, presso la sede del partito democratico di Rubiera, assieme alla senatrice
Mariangela Bastico
(Ministro Ombra PD con delega ai Rapporti con le Regioni)
si terrà un incontro dal titolo
“Povera scuola”
La partecipazione è aperta a tutti, se volete intervenire, fare domande e proposte alla parlamentare PD.



